Almeno dieci magazzini di Wildberries, il maggiore rivenditore online della Russia, sono stati colpiti da droni ucraini a lungo raggio nelle due settimane successive al 18 luglio. Gli attacchi hanno interessato strutture nella regione di Mosca, a San Pietroburgo, nella Crimea annessa e in altre aree russe, causando vasti incendi e almeno nove morti. Kiev sostiene che alcuni depositi fossero utilizzati anche per componenti sottoposti a sanzioni e materiali legati ai droni; il Cremlino nega invece un coinvolgimento della società nelle forniture militari e parla di obiettivi civili.
- Dal 18 luglio sono stati colpiti almeno dieci magazzini gestiti da Wildberries.
- L’azienda avrebbe perso oltre il 9% della propria capacità di stoccaggio negli attacchi di luglio.
- Circa 300 imprese finanziate da Sberbank hanno chiesto modifiche o rinvii dei pagamenti.
- Wildberries sta cercando nuovi spazi logistici anche nel vicino Kazakistan.
Prima dei raid Wildberries aveva modificato le regole sui rimborsi
Fondata nel 2004, Wildberries funziona come una piattaforma nella quale venditori indipendenti possono proporre i propri prodotti e affidarne lo stoccaggio alla rete di magazzini del gruppo. La società controllante RWB ha registrato lo scorso anno un valore lordo delle merci di circa 73 miliardi di dollari, pari indicativamente a 63 miliardi di euro.
Questo modello è decisivo per comprendere la portata economica dei raid: gran parte dei beni custoditi nelle strutture non appartiene direttamente a Wildberries, ma alle singole attività commerciali che utilizzano il servizio logistico.
Il 7 luglio l’azienda aveva modificato la propria politica di compensazione, inserendo gli attacchi con droni e missili tra gli eventi di forza maggiore. La classificazione consente a Wildberries di non assumersi automaticamente la responsabilità per la merce dei venditori andata distrutta.
Nel catalogo della piattaforma erano presenti anche visori per il controllo di droni, giubbotti tattici con piastre protettive e razioni da campo, raccolti sotto l’etichetta “Tutto per la SVO”, la sigla russa per l’operazione militare speciale. Il tag è stato successivamente rimosso dal sito.
Dal 18 luglio i raid hanno colpito dieci strutture
Dopo i primi due attacchi del 18 luglio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato il coinvolgimento di Kiev in operazioni contro magazzini russi. Secondo il leader ucraino, le strutture servivano a far arrivare componenti sanzionati destinati alla produzione di droni e apparecchiature di navigazione.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha respinto questa ricostruzione, sostenendo che Wildberries non gestisca forniture per le forze armate russe. Non è stato chiarito quali sistemi senza pilota siano stati impiegati in tutti gli attacchi. Il produttore ucraino Fire Point ha però affermato che un suo drone FP-1 ad elica è stato utilizzato in almeno un raid a Ryazan.
Gli attacchi hanno sottratto a Wildberries oltre il 9% dello spazio complessivo dei suoi magazzini nel solo mese di luglio.
Forbes Russia ha stimato che i primi due raid abbiano distrutto almeno 1,87 miliardi di dollari di prodotti dei commercianti, circa 1,6 miliardi di euro. Dopo quella valutazione sono stati colpiti altri otto depositi, ma le fonti non forniscono una stima complessiva aggiornata.
Le conseguenze si stanno estendendo al credito. Sberbank, banca controllata dallo Stato russo, ha riferito che circa 300 aziende con prestiti in corso hanno chiesto rinvii dei pagamenti o modifiche alle condizioni. Il direttore finanziario Taras Skvortsov ha detto che non è stata ancora presa una decisione sull’eventuale aumento delle riserve destinate a coprire possibili insolvenze.
In pratica, il danno ai depositi si trasferisce lungo l’intera catena: dai venditori proprietari della merce alle banche che ne hanno finanziato l’attività.
Wildberries cerca magazzini in Kazakistan e valuta i risarcimenti
La prossima mossa logistica potrebbe portare una parte dello stoccaggio fuori dalla Russia. Wildberries si è attivata per trovare magazzini nel vicino Kazakistan e sarebbe disposta ad affittare tutta la capacità disponibile nel Paese. Esperti immobiliari citati dal quotidiano russo Kommersant hanno tuttavia segnalato che l’offerta locale di spazi logistici è limitata.
Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, Mosca starebbe inoltre valutando un sostegno finanziario attraverso la banca statale VTB. La fondatrice di Wildberries ha dichiarato ai media russi che alcuni commercianti saranno compensati, senza precisare né l’importo né la platea interessata.
Un rimborso integrale diventerebbe difficile da sostenere se i raid proseguissero: nel 2025 RWB ha registrato un utile netto di 2,1 miliardi di dollari, circa 1,8 miliardi di euro, una cifra vicina alla sola stima delle merci perse nei primi due attacchi. Per Wildberries, la ricerca di depositi alternativi significa quindi tentare di preservare la continuità della rete; per i venditori implica invece dover valutare chi sopporterà il rischio delle eventuali nuove perdite.



























