La Fifa, l’organismo con sede in Svizzera che governa il calcio mondiale e riunisce 211 federazioni nazionali, ha confermato venerdì che porterà avanti la consultazione sul proprio piano per attirare capitali privati. Il progetto prevede la creazione di FIFA Forward Enterprise, una società incaricata di gestire i diritti commerciali dei Mondiali e delle altre competizioni Fifa. La decisione arriva dopo il voto unanime con cui le 55 federazioni dell’Uefa hanno minacciato di boicottare i tornei internazionali qualora l’operazione procedesse.
- FIFA Forward Enterprise avrebbe una valutazione di 20 miliardi di dollari, circa 17,5 miliardi di euro.
- Agli investitori esterni potrebbe essere ceduta una quota di minoranza non superiore al 20%.
- Per ottenere un mandato di maggioranza, il presidente Gianni Infantino avrebbe bisogno del sostegno di almeno 106 federazioni su 211.
- Concacaf e Confederazione asiatica hanno criticato il piano, ma soltanto l’Uefa ha annunciato la minaccia di boicottaggio.
La nuova società gestirebbe i diritti commerciali Fifa
FIFA Forward Enterprise, indicata anche con la sigla FFE, assumerebbe la gestione di attività quali diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e licenze legate alle competizioni organizzate dalla federazione mondiale. La società sarebbe valutata 20 miliardi di dollari e una partecipazione fino al 20% verrebbe offerta a soggetti esterni.
Il gruppo di investitori dovrebbe essere guidato da Thrive Eternal, fondo gestito da Thrive Capital. Quest’ultima è stata fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.
La Fifa sostiene che non sia in discussione la vendita del calcio, ma l’apertura ai privati della struttura che ne concentra le principali opportunità commerciali.
In termini pratici, una quota non di controllo darebbe agli investitori una partecipazione economica senza consegnare loro formalmente la maggioranza societaria. Il nodo politico sollevato dalle confederazioni, tuttavia, riguarda anche l’influenza che il capitale privato potrebbe esercitare sulle scelte commerciali legate ai Mondiali e agli altri tornei.
L’Uefa condiziona il ritiro del boicottaggio all’abbandono del piano
Le 55 federazioni dell’Uefa hanno approvato all’unanimità una linea molto netta: nessuna nazionale europea parteciperebbe alle competizioni Fifa finché la proposta resterà in vita, a meno che non venga ritirata integralmente e siano offerte garanzie vincolanti contro una futura apertura della governance o dei tornei alla proprietà privata.
Se l’ultimatum diventasse operativo, le conseguenze riguarderebbero anche l’Italia e tutte le altre nazionali appartenenti all’Uefa.
L’Uefa considera i Mondiali un patrimonio sportivo che non dovrebbe essere trattato come un prodotto d’investimento. La Fifa replica che ogni federazione nazionale deve poter esaminare direttamente la proposta e votare sulla base dei suoi contenuti, senza che una singola organizzazione pretenda di parlare per tutti i 211 membri.
La distinzione istituzionale è centrale: la Fifa raccoglie le federazioni nazionali di tutto il mondo, mentre l’Uefa è una delle sei confederazioni regionali. Per procedere, Infantino avrebbe bisogno di un mandato di almeno 106 associazioni. Questo significa che il progetto non è ancora approvato e che la consultazione servirà a misurare il consenso effettivo oltre la posizione espressa dai blocchi continentali.
Le critiche si estendono oltre il calcio europeo
La Concacaf, che rappresenta Nord America, America Centrale e Caraibi, ha respinto all’unanimità la proposta attraverso i suoi 41 membri, senza però associarsi alla minaccia di boicottaggio. Anche la Confederazione asiatica ha contestato il piano in una lettera indirizzata alle sue 47 federazioni, sostenendo che non potrebbe riuscire senza il sostegno di tutti i sei blocchi regionali.
La Confederazione africana ha invece annunciato una riunione del proprio comitato esecutivo per esaminare la proposta, ribadendo l’intenzione di consultare federazioni, Fifa e altri soggetti interessati. La sua posizione mostra che il fronte internazionale non è ancora uniforme.
La Fifa ha attribuito l’interruzione del percorso iniziale a notizie di stampa definite non corrette e ha promesso una consultazione «aperta e democratica». «Nessuno sta vendendo il calcio», ha affermato, assicurando che il piano non andrà avanti senza il sostegno della maggioranza delle federazioni.
Secondo voi, l’ingresso di investitori privati può rafforzare il calcio mondiale senza comprometterne l’autonomia?



























