La Marina romena ha effettuato lunedì esplosioni controllate nel canale Bala, un ramo del Danubio, per aumentare il flusso d’acqua verso la centrale nucleare di Cernavodă. L’operazione arriva dopo che siccità prolungata e temperature estreme hanno portato il fiume a livelli minimi record, riducendo la produzione elettrica in più Paesi dell’Europa centrale e orientale. Un reattore dell’impianto romeno è già stato fermato, mentre in Ungheria la centrale di Paks ha evitato per il momento lo spegnimento completo. Anche la produzione idroelettrica della Serbia risente della scarsità d’acqua.
- La Romania ha impiegato 180 chilogrammi di esplosivo per modificare il passaggio dell’acqua nel canale Bala.
- La centrale di Cernavodă, che normalmente fornisce circa un quinto dell’elettricità romena, sta funzionando a capacità ridotta.
- L’impianto ungherese di Paks produceva lunedì 240 megawatt rispetto ai consueti 2.000.
- Se l’intervento sul Danubio non funzionerà, Cernavodă potrebbe dover interrompere completamente l’attività entro giovedì.
Siccità e caldo hanno ridotto la portata del Danubio
La crisi si è sviluppata dopo un periodo prolungato di caldo e assenza di precipitazioni significative. In Romania la portata del Danubio è scesa a 1.500 metri cubi al secondo, meno di un terzo della media di luglio. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per tutto agosto.
Anche più a monte i livelli sono eccezionalmente bassi. A Budapest il fiume misurava lunedì circa 10 centimetri, contro il precedente minimo di 33 centimetri registrato nel 2018. Le previsioni non indicano un recupero nel breve periodo: sono attese temperature superiori a 38 gradi e non sono previste piogge consistenti nei prossimi giorni.
Per le centrali nucleari l’acqua dei fiumi viene utilizzata nei sistemi di raffreddamento. Quando la disponibilità diminuisce, gli impianti possono essere costretti a ridurre la potenza o a fermare le unità. Nel caso delle centrali idroelettriche, invece, una portata inferiore limita direttamente la quantità di energia producibile.
La Romania fa esplodere la roccia nel canale Bala
Lunedì i militari romeni hanno fatto brillare una formazione rocciosa emersa dal letto del fiume, a circa 50 chilometri dalla centrale di Cernavodă. Per l’intervento sono stati utilizzati 180 chilogrammi di esplosivo. I detriti devono essere collocati in un punto strategico e sommersi, così da favorire l’innalzamento del livello e indirizzare più acqua verso il canale principale.
Il ministro della Difesa Radu Miruță ha definito riuscita l’operazione, spiegando che le forze armate attendevano da decenni l’occasione di accedere alle rocce e demolirle. La centrale ricava dal Danubio tutta l’acqua necessaria al raffreddamento ed è già scesa a circa metà della capacità normale dopo lo stop di una delle sue unità.
L’esplosione non serve a riaprire immediatamente la centrale a piena potenza: il punto decisivo sarà verificare se la deviazione riuscirà a garantire abbastanza acqua al reattore rimasto operativo.
Paks evita lo stop, ma produce solo una frazione dell’energia
In Ungheria la centrale nucleare di Paks, situata circa 90 chilometri a sud di Budapest, ha evitato lunedì lo spegnimento totale annunciato in precedenza. L’ultima turbina continuava a funzionare, ma l’impianto produceva soltanto 240 megawatt anziché i normali 2.000. Paks genera normalmente quasi metà dell’elettricità ungherese e copre circa un terzo dei consumi nazionali.
Il governo di Péter Magyar aveva già chiesto alle grandi industrie di ridurre l’assorbimento di energia e alle famiglie di risparmiare volontariamente nelle ore di punta. Lunedì sono state inoltre limitate le attività dei treni merci elettrici. Secondo Magyar, il giorno precedente i consumi erano diminuiti di 700 megawatt grazie alle misure adottate.
In Serbia, intanto, la centrale idroelettrica delle Porte di Ferro operava lunedì a circa un quinto della capacità. Il primo ministro Djuro Macut ha convocato una riunione d’emergenza e ha invitato i residenti a limitare l’uso degli apparecchi domestici ad alto consumo, compresi i condizionatori.
Per i Paesi coinvolti, la minore produzione interna significa dover combinare risparmi, fonti rinnovabili e maggiori importazioni: in una rete europea interconnessa, la pressione può quindi estendersi oltre i confini nazionali.
I prossimi giorni saranno decisivi per Cernavodă e Paks
In Romania le autorità valuteranno ora gli effetti della deviazione. Se il flusso verso Cernavodă non aumenterà abbastanza, secondo Miruță l’impianto potrebbe dover essere spento completamente entro giovedì. Dopo una riunione con le industrie ad alto consumo energetico, Dacia e Ford hanno concordato di sospendere la produzione nel Paese fino al 19 agosto; altre aziende dovrebbero adottare misure analoghe.
In Ungheria, nonostante previsioni idriche definite leggermente più ottimistiche da Magyar, resta possibile un arresto completo di Paks tra martedì e mercoledì. L’andamento dei consumi e il livello del Danubio determineranno se le restrizioni volontarie saranno sufficienti o se il governo applicherà obblighi più estesi ai grandi utenti industriali e commerciali.
Secondo voi, di fronte alla scarsità d’acqua è preferibile imporre limiti ai grandi consumatori o puntare soprattutto sul risparmio volontario?






























