Il Messico schiererà per la prima volta una squadra femminile di calcio per non vedenti in una competizione internazionale. A settembre le Chilangas FC di Città del Messico parteciperanno in Brasile al loro primo Women’s Blind Football American Championship, noto come Copa América. Tra le giocatrici selezionate c’è Paulina “Pau” Hernandez, 31 anni, madre e atleta diventata completamente cieca quattro anni fa. Il debutto rappresenta un passaggio decisivo per un movimento ancora in fase di sviluppo: nel Paese esistono soltanto sei squadre femminili e il club si prepara senza un impianto dedicato né finanziamenti istituzionali.
- Le Chilangas FC saranno la prima squadra femminile messicana di calcio per non vedenti a disputare una competizione internazionale.
- La Copa América si svolgerà in Brasile e segnerà l’esordio internazionale del club.
- In Messico sono attive soltanto sei squadre femminili di questa disciplina.
- Le Chilangas non dispongono di un campo proprio, fondi istituzionali o personale retribuito.
Per le giocatrici, la trasferta in Brasile non è soltanto un torneo: è la possibilità di rendere visibile uno spazio sportivo che in Messico, fino a pochi anni fa, non esisteva.
Le richieste delle atlete hanno fatto nascere le Chilangas
La storia della squadra comincia con una domanda ripetuta. Wendy del Rio aveva lavorato per sette anni con la formazione maschile per non vedenti di Città del Messico, prima come assistente e poi all’interno del programma. Al termine degli allenamenti, alcune donne le chiedevano regolarmente dove potessero giocare.
La risposta era sempre la stessa: non c’era una squadra alla quale iscriversi. Del Rio decise quindi di crearne una. Fondò le Chilangas FC nel 2020, anche se la pandemia di COVID-19 rallentò il progetto. Nel 2023 riuscì a riunire il primo gruppo di giocatrici.
Il club continua però a operare in condizioni precarie. Del Rio ha spiegato che non dispone di personale pagato, sostegno finanziario istituzionale o un terreno di gioco stabile. Da mesi tratta con il Segretariato per le Donne di Città del Messico, ufficio governativo istituito nel 2019, per ottenere uno spazio adatto.
Questo significa che la qualificazione internazionale precede, e non segue, la costruzione di una struttura stabile attorno alla squadra.
Suoni, memoria e comunicazione sostituiscono la vista
Nel calcio per non vedenti si gioca cinque contro cinque. Le atlete indossano mascherine nere, così chi conserva una vista parziale si trova nelle stesse condizioni di chi è completamente cieca. Il pallone contiene elementi metallici che producono un rumore riconoscibile durante il movimento.
Le indicazioni delle compagne sono altrettanto importanti: le giocatrici chiamano il passaggio o segnalano un’avanzata. Soltanto il portiere può vedere e guidare la squadra. Anche il pubblico deve rimanere in silenzio durante il gioco, perché ogni movimento dipende dall’ascolto, dalla memoria e dalla fiducia reciproca.
Il campo deve inoltre essere chiuso lateralmente. Le pareti impediscono al pallone di uscire e il rumore dei rimbalzi offre alle atlete un ulteriore riferimento. Per questo l’assenza di un impianto adeguato non è un semplice problema logistico: incide direttamente sulla possibilità di allenarsi secondo le esigenze della disciplina.
Paulina Hernandez ritrova il calcio dopo la perdita della vista
Hernandez ha ricevuto da bambina una diagnosi di retinite pigmentosa, una malattia rara e irreversibile che deteriora la retina. La vista è diminuita gradualmente fino alla cecità completa. Ha continuato a praticare sport attraverso il goalball, disciplina di squadra per persone con disabilità visiva giocata al coperto e con l’uso delle mani.
Il suo legame con il calcio, però, risaliva all’infanzia. Efrain Mora Garcia, presidente della Federazione messicana degli sport per ciechi e ipovedenti, le suggerì di provare con le Chilangas e la mise in contatto con del Rio. Hernandez decise presto di dedicarsi seriamente alla nuova disciplina.
“Quando sono in campo, è come se potessi vedere”, ha raccontato. “So dove sono le mie compagne. So dov’è il pallone. Non ho paura”.
Il movimento femminile resta fuori dalle Paralimpiadi
Le origini del calcio per non vedenti risalgono alla Spagna degli anni Venti, dove la disciplina nacque nelle scuole per bambini con disabilità visive. La Federazione internazionale degli sport per ciechi lo incluse nel proprio programma nel 1996, mentre il torneo maschile entrò nelle Paralimpiadi nel 2004.
La versione femminile non fa ancora parte del programma paralimpico, una condizione che ne limita finanziamenti e sviluppo a livello internazionale. In questo quadro, l’esordio delle Chilangas può offrire un riferimento ad altre donne messicane interessate al calcio: non garantisce da solo nuove risorse o squadre, ma dimostra che esiste un percorso possibile dalle attività locali alla competizione continentale.
Il debutto delle Chilangas può aiutare il calcio femminile per non vedenti a trovare più spazio? Condividete la vostra opinione.






























