Alla Wafcon 2026, la Coppa d’Africa femminile al via in Marocco il 26 luglio, soltanto quattro delle 16 nazionali partecipanti avranno una donna come commissaria tecnica. La recente nomina di Valentine Nguel alla guida del Camerun, arrivata poche settimane prima del torneo, ha portato il totale a quattro: le altre selezioni sono Zambia, Kenya e Sudafrica. La quota sale così dal 16,7% dell’edizione 2025, quando le allenatrici erano due su 12, al 25%. La grande maggioranza delle panchine principali resta comunque affidata a uomini.
- Quattro delle 16 nazionali della Wafcon 2026 saranno guidate da una donna.
- Camerun, Zambia, Kenya e Sudafrica sono le selezioni con una commissaria tecnica.
- Una regola FIFA impone alle squadre femminili almeno un’allenatrice in panchina.
La regola FIFA aumenta la presenza, non la leadership
Le altre nazionali hanno inserito assistenti donne nei rispettivi staff per rispettare la norma approvata dalla FIFA e annunciata a marzo. La disposizione richiede infatti almeno una componente femminile tra gli allenatori in panchina, ma non stabilisce che debba occupare il ruolo principale.
Questo significa che la nuova regola può aprire l’accesso agli staff tecnici, senza però garantire alle donne il potere decisionale riservato a chi guida la squadra.
Un modello più incisivo è già applicato nell’Africa meridionale. La COSAFA, l’organizzazione regionale che comprende 14 federazioni, aveva introdotto prima della norma FIFA l’obbligo di includere donne nei gruppi tecnici. In Sudafrica, inoltre, la federazione ha scelto da tempo di affidare le proprie squadre femminili ad allenatrici.
La ct sudafricana Desiree Ellis, vincitrice per quattro volte del premio africano per le allenatrici e campionessa continentale nel 2022, chiede alle federazioni di accompagnare le nomine con risorse e continuità. «Non basta scegliere le allenatrici: bisogna anche sostenerle, altrimenti non potranno avere successo», ha spiegato a DW.
Le allenatrici chiedono percorsi chiari e incarichi reali
Jackline Juma, responsabile della nazionale Under 20 femminile del Kenya, ritiene che alle tecniche africane vengano offerte meno fiducia, opportunità e sostegno rispetto ai colleghi uomini. La sua proposta è dare priorità alle donne come prime allenatrici delle squadre femminili attraverso i criteri per le licenze dei club, riservando loro anche il ruolo di prima assistente quando la guida è maschile.
Il problema non riguarda soltanto il numero degli incarichi disponibili, ma anche il percorso per raggiungerli. Vicky Huyton, fondatrice nel 2014 del Female Coaching Network, ha raccontato di essere contattata da allenatrici di Uganda, Kenya e Nigeria che hanno motivazione, ma non sanno quali passaggi compiere per arrivare a una nazionale.
Per le federazioni, rendere visibile il percorso dalla formazione di base alla panchina di una selezione nazionale implicherebbe trasformare una possibilità astratta in una carriera concretamente accessibile.
Licenze, esperienza nei settori giovanili, ruoli da assistente e selezione per gli incarichi maggiori sono tappe che gli organismi sportivi possono organizzare e comunicare. Secondo Huyton, l’assenza di donne non dimostra una mancanza di interesse per il mestiere: spesso segnala invece che il percorso non è definito o non viene presentato alle candidate.
Anche in Europa le donne restano minoranza in panchina
Il divario non è esclusivamente africano. All’Europeo femminile del 2025, sette delle 16 nazionali erano affidate ad allenatrici, ancora meno della metà. Anche in Inghilterra, nonostante la nazionale campione d’Europa sia guidata da una donna, le tecniche restano una minoranza nella Women’s Super League.
Ellis vede comunque segnali incoraggianti nelle categorie giovanili africane. Ha citato Lamia Boumehdi, premiata dalla CAF e nominata alla guida dell’Under 20 del Marocco; Adelaide Koudougnon, che ha portato per la prima volta la Costa d’Avorio al torneo Under 17; Carol Kanyemba, protagonista con lo Zambia di due qualificazioni consecutive ai Mondiali Under 17; e Mildred Cheche, arrivata al Mondiale della stessa categoria con il Kenya.
Questi risultati possono ampliare il bacino delle future commissarie tecniche, ma il passaggio alle nazionali maggiori dipenderà dalle scelte delle federazioni. Per il calcio femminile, una presenza più equilibrata in panchina significherebbe offrire alle ex giocatrici e alle giovani tecniche uno sbocco professionale anche oltre la carriera sul campo.
La regola FIFA è sufficiente o le federazioni dovrebbero riservare più ruoli di vertice alle allenatrici? Condividete la vostra opinione.



























