Il verdetto più netto è arrivato dal mercato: 42,905 milioni di dollari per la Shelby Cobra Daytona Coupe del 1964 con telaio CSX2300. La cifra, raggiunta durante la vendita Gooding Christie’s di Pebble Beach, a Monterey, supera ampiamente la stima preasta, indicata oltre i 25 milioni di dollari, e rende l’esemplare l’auto americana più costosa mai venduta. L’acquirente non è stato reso noto. A sostenere una valutazione così elevata sono una produzione limitata a sei vetture, il passato nelle competizioni internazionali e il legame diretto con Carroll Shelby, che ne fu proprietario registrato.
- La Shelby Cobra Daytona Coupe è stata aggiudicata per 42,905 milioni di dollari.
- La stima precedente alla vendita superava i 25 milioni di dollari.
- Il telaio CSX2300 fu il primo dei sei esemplari costruiti.
- La vettura partecipò alla 24 Ore di Le Mans e alla 1000 Chilometri del Nürburgring.
Il prezzo trasforma la CSX2300 nel nuovo riferimento d’asta per le automobili americane da collezione.
La distanza rispetto alla stima mostra quanto, nelle aste di vetture storiche, la rarità non sia l’unico elemento decisivo. Contano anche la documentazione della carriera sportiva, la continuità della storia dell’esemplare e l’associazione con i protagonisti che lo hanno progettato o posseduto. In questo caso, tutti questi fattori convergono sulla stessa automobile.
La sfida alla Ferrari determinò la forma della Daytona
Carroll Shelby concepì la Daytona Coupe con un obiettivo preciso: competere contro la Ferrari nelle gare europee per vetture sportive. Il progetto partiva dalla britannica AC Ace, sulla quale Shelby aveva installato un motore V8 small-block, dando origine alla Cobra inizialmente in versione roadster.
La carrozzeria chiusa arrivò in seguito, quando divenne evidente che per confrontarsi con la Ferrari 250 GTO serviva una forma capace di ridurre la resistenza aerodinamica. Questo legame con la rivale italiana dà al record un significato particolare anche per il pubblico europeo: l’auto americana oggi più costosa nacque da una base britannica e fu sviluppata guardando direttamente a Maranello.
La Daytona rappresenta quindi un incontro fra tecnica britannica, motore americano e rivalità sportiva con Ferrari.
Le Mans e Nürburgring rafforzano il valore del telaio CSX2300
Il telaio venduto a Monterey fu la prima Cobra Daytona Coupe costruita. Debuttò nell’ultima prova del Campionato FIA GT del 1964, vincendo subito due frazioni dell’evento. Partecipò poi alla 24 Ore di Le Mans, dove rimase al comando prima che la rottura dell’albero motore ne interrompesse la gara.
Nel 1965 continuò a correre a Daytona, Sebring, nella 1000 Chilometri del Nürburgring e, a luglio, nella 12 Ore di Reims. Pur senza ottenere vittorie in quella stagione, contribuì alla conquista del Campionato mondiale costruttori FIA 1965 da parte di Shelby American.
Questa carriera significa che il valore della vettura non dipende soltanto dalla sua conservazione o dalla scarsità produttiva: la CSX2300 è legata direttamente alle gare per le quali il progetto Daytona era stato creato.
Dagli Stati Uniti al Giappone, poi il ritorno a Shelby
Nel 1966 la coupé fu ceduta a un collezionista della Pennsylvania. Passò successivamente a un altro proprietario e venne esportata in Giappone, dove prese parte a diverse competizioni, compreso il Gran Premio del Giappone del 1966.
In seguito fu acquistata dallo stesso Carroll Shelby e sottoposta a un restauro completo. Dalla fine degli anni Novanta cambiò ancora proprietario, prima di essere comprata da Larry Bowman, che l’ha conservata per oltre vent’anni.
L’identità di chi ha offerto 42,905 milioni di dollari resta riservata. Per il mercato, tuttavia, l’aggiudicazione ha già fissato un nuovo termine di confronto: future vendite di auto americane con storia sportiva saranno inevitabilmente misurate anche rispetto al risultato della Shelby Cobra Daytona.
Il valore record è giustificato soprattutto dalla rarità, dalla carriera in pista o dal legame con Carroll Shelby? Condividete la vostra valutazione.






























