L’Italia sospende per un mese il regime di Schengen con la Spagna, ripristinando da sabato controlli di frontiera nei porti e negli aeroporti. Secondo il Viminale, le verifiche saranno «mirate e selettive» e riguarderanno i cittadini extraeuropei provenienti dal Paese iberico, mentre gli spostamenti dei cittadini spagnoli e degli altri Paesi dell’Unione europea non saranno bloccati. Il governo di Giorgia Meloni collega la misura alla crisi di Ceuta, città autonoma spagnola in Nord Africa dove si stima siano entrate 60.000 persone. La decisione ha aperto un duro confronto diplomatico con Madrid e suscitato richieste di chiarimento da parte della Commissione europea.
- La sospensione Schengen con la Spagna resterà in vigore per un mese a partire da sabato.
- I controlli italiani saranno concentrati sui cittadini extra-Ue in arrivo via mare o via aerea dalla Spagna.
- A Ceuta sarebbero entrate circa 60.000 persone e almeno 34 sarebbero morte durante il tentativo.
- Il governo spagnolo stima che 48.300 migranti fossero già rientrati in Marocco entro venerdì sera.
I viaggi restano consentiti, ma tornano i controlli
La sospensione non equivale alla chiusura dei collegamenti tra Italia e Spagna. Poiché i due Paesi non condividono una frontiera terrestre, l’applicazione pratica della misura interesserà soprattutto gli arrivi negli scali aeroportuali e marittimi italiani.
Per chi possiede la cittadinanza spagnola o di un altro Stato dell’Ue, il provvedimento non comporta un divieto di ingresso in Italia.
Schengen è lo spazio europeo nel quale, in condizioni ordinarie, non vengono effettuati controlli sistematici alle frontiere interne. Le regole consentono tuttavia agli Stati aderenti di reintrodurli temporaneamente in circostanze eccezionali, quando viene indicata una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito la sospensione una scelta prevista dai trattati e resa, a suo giudizio, inevitabile. Meloni ha affermato che l’obiettivo è tutelare la sicurezza nazionale e prevenire possibili ripercussioni per l’Italia. Una misura analoga era stata adottata dal governo italiano nei confronti della Slovenia in relazione alla rotta balcanica: inizialmente prevista per dieci giorni, era stata poi prolungata.
Madrid contesta il legame tra Ceuta e la sicurezza italiana
La reazione spagnola è stata netta. Il premier Pedro Sanchez ha richiamato l’Italia al rispetto dei trattati europei, mentre il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano, accusando Tajani di avere usato toni inappropriati verso un Paese partner.
Al centro dello scontro c’è anche il collegamento tracciato dal ministro italiano tra gli ingressi a Ceuta e la procedura straordinaria di regolarizzazione promossa dal governo Sanchez. Albares sostiene invece che gli eventi siano legati a una pronuncia della Corte Suprema spagnola sui respingimenti immediati delle persone intercettate in mare aperto mentre tentano di raggiungere a nuoto Ceuta o Melilla.
La regolarizzazione citata da Tajani, inoltre, non concede automaticamente la cittadinanza. La procedura riguarda chi era entrato in Spagna prima del 31 dicembre 2025, poteva dimostrare almeno cinque mesi di permanenza e non aveva precedenti penali. In caso di accoglimento viene rilasciata un’autorizzazione provvisoria di soggiorno di un anno, dopo la quale deve essere richiesta un’autorizzazione ordinaria.
Bruxelles chiede all’Italia di motivare la misura
Anche la Commissione europea ha assunto una posizione critica. Pur definendo «inaccettabile» la situazione a Ceuta, Bruxelles ha osservato che non risultano flussi dall’enclave verso l’Italia e ha ricordato che Ceuta e Melilla costituiscono frontiere esterne sottoposte a controlli specifici.
La questione centrale per l’Ue è quindi se la crisi di Ceuta possa essere considerata una minaccia concreta alla sicurezza italiana tale da giustificare il ripristino dei controlli interni.
Questo significa che il confronto non riguarda soltanto la gestione immediata degli arrivi, ma anche i limiti entro i quali uno Stato può restringere temporaneamente la libera circolazione. La presidenza irlandese dell’Ue convocherà il meccanismo integrato di risposta politica alle crisi, mentre il Coreper esaminerà lunedì gli sviluppi e il coordinamento europeo.
La maggior parte degli ingressi sarebbe già rientrata in Marocco
Il governo spagnolo ha stimato che, entro le 18 di venerdì, 48.300 delle circa 60.000 persone entrate a Ceuta fossero tornate in Marocco. Reuters ha riferito che diverse centinaia stavano rientrando volontariamente attraverso i valichi o le aperture nella recinzione, in alcuni casi dopo non essere riuscite a trovare cibo o riparo nella città.
Il governo Sanchez ha mobilitato risorse e personale militare a sostegno della Guardia Civil. Madrid e Rabat hanno inoltre concordato di rafforzare il coordinamento e di lavorare alle misure per il rimpatrio di chi è entrato irregolarmente.






























