«Disconnessione totale»: con queste parole l’Unione elettrica cubana (Une) ha annunciato domenica sera un nuovo blackout nazionale a Cuba, che ha fatto piombare nel buio l’isola e la capitale L’Avana. Il ministero dell’Energia ha comunicato l’avvio dei protocolli per riattivare il sistema, senza indicare subito quando sarebbe tornata la corrente. La causa del collasso non è stata inizialmente precisata. Nella capitale, allo spegnimento improvviso delle luci, si sono levati i gemiti dei residenti che si trovavano all’aperto per cercare sollievo dal caldo estivo.
- La compagnia statale Une ha segnalato il collasso della rete elettrica nazionale nella tarda serata di domenica.
- Il ministero dell’Energia ha avviato le procedure per la riattivazione del sistema.
- Il nuovo guasto segue tre blackout nazionali avvenuti a luglio nell’arco di nove giorni.
- Poco prima, un’interruzione nella parte occidentale aveva coinvolto sette province e circa 4,5 milioni di abitanti.
I residenti manifestano una crescente esasperazione
La reazione udita all’Avana racconta una stanchezza che va oltre l’ultimo episodio. Durante le interruzioni nelle zone più colpite, alcuni residenti hanno manifestato la propria frustrazione battendo pentole o incendiando cumuli di rifiuti.
Ogni nuova interruzione non spegne soltanto le luci: mette sotto pressione anche l’approvvigionamento idrico, la conservazione degli alimenti, le comunicazioni e il funzionamento dei sistemi di raffreddamento.
Prima del collasso nazionale, la società elettrica dell’Avana aveva già segnalato trasformatori danneggiati, guasti ai circuiti e distacchi programmati dovuti all’insufficiente capacità di generazione. Nella mattinata di domenica risultavano inoltre decine di segnalazioni ancora irrisolte in diversi municipi, tra cui Guanabacoa, Habana del Este, La Lisa e Marianao.
Il blackout Cuba arriva a breve distanza da un guasto che aveva oscurato la parte occidentale dell’isola. In quell’occasione Une aveva parlato di un «guasto parziale del sistema elettrico nazionale», registrato alle 18:07 locali, dalla provincia di Pinar del Río all’area di Cienfuegos-Matanzas. L’interruzione aveva interessato sette delle 15 province, compresa L’Avana, e circa 4,5 milioni di persone.
La riaccensione parte da reti isolate e servizi essenziali
Dopo un collasso totale, il ripristino non avviene normalmente con un’unica operazione. Le autorità cercano prima di creare piccole reti elettriche isolate, destinate ad alimentare strutture come ospedali, sistemi idrici e impianti alimentari. Solo successivamente possono essere ricollegate in modo graduale le centrali più grandi.
Questo significa che l’annuncio dell’avvio dei protocolli non equivale a un ritorno immediato e uniforme dell’elettricità in tutto il Paese.
La stabilizzazione della rete rappresenta inoltre soltanto una parte del problema. Dopo uno dei precedenti blackout, le autorità avevano incontrato difficoltà perché, anche una volta ristabiliti i collegamenti, la produzione disponibile non era sufficiente a coprire la domanda. Per famiglie e servizi pubblici, ciò implica il rischio che il ripristino tecnico della rete continui a convivere con distacchi programmati o nuove interruzioni.
Carenza di carburante e impianti obsoleti alimentano la crisi
Il sistema cubano dipende in larga misura da centrali termoelettriche alimentate a petrolio. Alcuni impianti hanno più di 30 anni e hanno ricevuto una manutenzione limitata; alla fragilità delle infrastrutture si aggiungono la scarsità di carburante e la difficoltà nel reperire pezzi di ricambio.
Il governo cubano attribuisce un ruolo centrale alle misure di Washington, che hanno limitato le forniture petrolifere, l’accesso ai finanziamenti e l’acquisto di attrezzature. Cuba ha perso le consegne del Venezuela dopo il blocco petrolifero imposto dal presidente statunitense Donald Trump in seguito alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, avvenuta il 3 gennaio. Anche le importazioni dal Messico sono cessate sotto la pressione degli Stati Uniti.
Washington aveva autorizzato l’arrivo, a marzo, di una sola petroliera russa con 100.000 tonnellate di greggio, scorte che nel frattempo si sono esaurite. Altre letture della crisi indicano invece anche decenni di investimenti insufficienti e cattiva gestione del settore energetico.
Il nuovo blackout si inserisce così in una sequenza già fitta: a luglio la rete era collassata tre volte in nove giorni, con due interruzioni nazionali nella stessa settimana. La ripetizione dei guasti mostra che la riaccensione dell’isola può risolvere l’emergenza immediata, ma non elimina le vulnerabilità strutturali che continuano a esporre Cuba a nuovi stop.






























