Anche in Italia, dove le scelte climatiche entrano nella vita quotidiana attraverso trasporti, alimentazione ed energia, la spinta al cambiamento potrebbe arrivare non soltanto da governi e campagne informative, ma dalle persone con cui si entra abitualmente in contatto. Un nuovo studio del Center for Climate Change and Social Transformations (CAST), pubblicato su Nature Climate Change, esamina infatti il ruolo dell’influenza sociale nell’azione per il clima. I ricercatori propongono un quadro basato su quattro dimensioni: il messaggero, il pubblico, la modalità dell’influenza e l’ambito del comportamento da modificare.
- Il lavoro del CAST analizza come l’influenza sociale possa contribuire a cambiare atteggiamenti e comportamenti sul clima.
- Il modello considera insieme messaggero, pubblico, modalità d’influenza e comportamento interessato.
- Tra i possibili messaggeri figurano celebrità, professionisti, leader religiosi, familiari, amici, vicini e colleghi.
- Lo studio è stato pubblicato nel 2026 su Nature Climate Change.
Il punto centrale è che non esiste un portavoce efficace per ogni pubblico e per qualsiasi scelta: la capacità di influire dipende dall’incontro tra credibilità, destinatari, canale e comportamento.
Le relazioni quotidiane diventano una leva per il clima
Secondo il gruppo di ricerca, il ruolo di messaggero può essere assunto da figure molto diverse. L’elenco comprende celebrità, atleti e politici, ma anche operatori sanitari, leader religiosi, parrucchieri, piccoli imprenditori e persone appartenenti alla propria cerchia sociale o professionale. Governi, imprese e mezzi di informazione possono a loro volta orientare i comportamenti attraverso politiche e campagne.
La notorietà, però, non basta. Il modello indica come determinanti l’affidabilità, la credibilità e la rilevanza del messaggero per lo specifico pubblico. Per una campagna italiana, questo significa che la scelta di chi comunica non dovrebbe essere separata dal contesto sociale nel quale il messaggio deve circolare. Una figura conosciuta può raggiungere molte persone, mentre un interlocutore vicino alla comunità può risultare più pertinente per una decisione concreta: si tratta di una possibile applicazione del quadro, non di un risultato specifico misurato dallo studio in Italia.
Età, valori e identità cambiano la ricezione del messaggio
La seconda dimensione riguarda il pubblico. Età, reddito, valori, identità, convinzioni e orientamento politico possono incidere sul modo in cui viene accolta una comunicazione climatica. Gli autori sottolineano inoltre che i destinatari non sono soggetti passivi: il confronto bidirezionale tra chi comunica e chi ascolta può avere un ruolo importante.
La modalità dell’influenza include conversazioni, mezzi di informazione, social media, esempi personali e iniziative delle istituzioni. In questo processo contano anche le norme sociali, perché le persone spesso osservano gli altri per capire quali condotte siano considerate accettabili.
Per decisori pubblici, comunicatori e organizzazioni, il modello offre quindi una guida per progettare interventi più mirati, anziché affidarsi a messaggi climatici uguali per tutti.
Trasporti, dieta ed energia sono gli ambiti osservati
La quarta dimensione identifica il comportamento che si vuole promuovere. Il lavoro cita l’uso dei trasporti, la dieta, i consumi energetici, la partecipazione civica e le azioni svolte in ambito professionale.
Secondo la ricostruzione della letteratura proposta dai ricercatori, l’influenza sociale tende a pesare maggiormente quando una condotta è visibile, ha un significato sociale oppure presenta un’opzione migliore non immediatamente chiara. Tra gli esempi indicati figurano l’uso della bicicletta, la scelta di una dieta a base vegetale e la decisione sull’installazione di una pompa di calore.
Briony Latter, del CAST e della School of Psychology dell’Università di Cardiff, ha spiegato che affrontare il cambiamento climatico richiede trasformazioni diffuse nei comportamenti e nella società. Sam Hampton, membro del CAST e ricercatore del Dipartimento di Psicologia di Bath, ha evidenziato la necessità di rendere comuni scelte e stili di vita più verdi, sfruttando in modo più attento le norme sociali e l’influenza di soggetti diversi.
Il lavoro, intitolato Social influence shapes climate attitudes and action, organizza le conoscenze disponibili in uno strumento analitico. Non stabilisce che un singolo messaggero funzioni sempre, ma aiuta a formulare la domanda decisiva: chi può parlare a quale pubblico, attraverso quale canale e per favorire quale comportamento?
Nelle scelte quotidiane per il clima vi influenza di più una figura pubblica, un esperto o una persona della vostra comunità? Condividete la vostra esperienza.






























