L’Ontario Drug Policy Research Network (ODPRN), gruppo di ricerca con sede allo St. Michael’s Hospital e presso Unity Health Toronto, ha analizzato come i decessi per tossicità da oppioidi si distribuiscano tra le professioni. Il rapporto, basato sui dati sanitari della popolazione dell’Ontario, mostra che dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2024 i lavoratori dell’edilizia e dei mestieri specializzati hanno registrato i tassi più alti. Tra i casi nei quali era nota l’occupazione, questo comparto rappresentava circa un terzo dei morti.
- In Ontario si sono verificati quasi 16.000 decessi per tossicità da oppioidi nel periodo esaminato.
- Lo studio ha incluso circa 3.500 persone la cui occupazione compariva nel rapporto del medico legale.
- Edilizia e mestieri specializzati rappresentavano circa un terzo dei casi con professione nota.
- Manifattura, ospitalità e commercio al dettaglio costituivano ciascuno quasi il 10% dei decessi analizzati.
Il gruppo ha utilizzato i dati di ICES, un istituto di ricerca senza scopo di lucro che impiega informazioni sanitarie per studiare diversi aspetti dell’assistenza. I risultati indicano differenze tra i settori sia nei tassi e nel loro andamento, sia nelle circostanze dei decessi.
La concentrazione nell’edilizia non riguarda soltanto il numero dei casi: in questo comparto i tassi sono aumentati nel corso del periodo studiato.
La pandemia ha ampliato il divario tra i settori
Secondo Tara Gomes, autrice senior del rapporto, scienziata del MAP Centre for Urban Health Solutions e di ICES nonché ricercatrice principale dell’ODPRN, edilizia, mestieri specializzati e attività minerarie hanno riportato i tassi più elevati. I decessi sono cresciuti considerevolmente durante la pandemia di COVID-19 e sono rimasti su livelli elevati.
Gomes indica una possibile combinazione di fattori: si tratta spesso di ambienti a prevalenza maschile, nei quali possono incidere il rischio di infortuni, il dolore non adeguatamente trattato, le difficoltà nell’accesso alle cure e gli ostacoli a parlare del consumo di sostanze. Sono spiegazioni plausibili richiamate dai ricercatori, ma l’analisi dei dati osservazionali non consente, da sola, di attribuire ogni decesso a una specifica condizione lavorativa.
Questo significa che la professione può aiutare a individuare gruppi esposti e a progettare servizi più accessibili, senza diventare una spiegazione unica del rischio. Inoltre, i circa 3.500 casi esaminati sotto il profilo occupazionale rappresentano soltanto la parte dei quasi 16.000 decessi per la quale il rapporto del medico legale riportava un lavoro.
Naloxone e formazione potrebbero raggiungere chi evita i servizi
Andrzej Celinski, coautore dello studio e cofondatore del Reclaim Collective, ha lavorato in passato nell’edilizia. Sulla base della propria esperienza, sostiene che i luoghi di lavoro dovrebbero assumere un ruolo maggiore nella riduzione del danno, creando condizioni nelle quali chiedere aiuto non venga percepito come rischioso.
Celinski propone una presenza più visibile del naloxone, della formazione sulle overdose, delle attività di sensibilizzazione e dei collegamenti con i servizi di cura. Il naloxone è un farmaco usato per contrastare gli effetti di un’overdose da oppioidi: renderlo disponibile insieme a personale formato può costituire un punto di contatto per persone che non ricorrono ai canali assistenziali tradizionali.
Per la prevenzione, il dato centrale è che un programma identico per tutte le professioni rischierebbe di non intercettare condizioni e ostacoli molto diversi.
Manifattura e trasporti mantengono tassi elevati
Il problema non è limitato ai cantieri. Nel periodo esaminato, i tassi sono rimasti costantemente alti nella manifattura e nelle attività di trasporto, magazzinaggio e conduzione di attrezzature. Sono invece aumentati nei servizi civici e governativi, categoria che comprende, tra gli esempi citati nel rapporto, polizia, personale militare e vigili del fuoco.
Nell’ospitalità i tassi hanno raggiunto il massimo nei primi anni della pandemia, per poi diminuire. Circa un terzo delle persone studiate risultava disoccupato al momento della morte; la quota era più alta tra chi proveniva dall’ospitalità. I ricercatori ritengono che il dato possa riflettere sia i licenziamenti temporanei durante la pandemia, sia i rischi associati all’uscita dal lavoro per infortuni, dolore o problemi di salute mentale.
La maggior parte dei decessi è stata classificata come accidentale. Nei servizi civici e governativi, nella sanità e nelle attività amministrative, finanziarie e di supporto, tuttavia, la proporzione dei casi attribuiti a suicidio era più alta. Secondo gli autori, queste differenze rafforzano la necessità di affiancare agli interventi sul lavoro servizi capaci di raggiungere le persone anche fuori dall’ambiente professionale, poiché la maggioranza dei decessi avviene nelle abitazioni.



























