L’American Heart Association (AHA), organizzazione statunitense che ha definito strumenti per valutare la salute cardiovascolare, inquadra come sindrome CKM l’intreccio tra obesità, diabete, malattia renale cronica e patologie cardiovascolari. Una nuova ricerca indipendente, pubblicata su Circulation: Population Health and Outcomes, ha rilevato criteri compatibili con questa sindrome in quasi otto giovani adulti su dieci. Tra i 1.283 partecipanti, con un’età media di 23 anni, gli stadi CKM più avanzati erano associati anche a segnali precoci di lesione arteriosa osservati nelle carotidi.
- Lo studio ha analizzato i dati sanitari di 1.283 giovani adulti con un’età media di 23 anni.
- Quasi l’80% rientrava negli stadi 1, 2 o 3 della sindrome CKM, mentre circa il 21% era allo stadio 0.
- Gli stadi più avanzati erano associati a pareti delle carotidi più spesse e a punteggi cardiovascolari peggiori.
- Il disegno trasversale dello studio mostra associazioni, ma non consente di stabilire un rapporto causale.
La sindrome CKM misura rischi tra loro collegati
La classificazione CKM suddivide le persone in stadi da 0 a 4. Lo stadio 0 indica l’assenza di fattori di rischio identificabili; all’estremo opposto, lo stadio 4 comprende condizioni cardiovascolari già presenti, come coronaropatia, insufficienza cardiaca o ictus.
Nel campione esaminato, quasi l’80% soddisfaceva i criteri per gli stadi 1, 2 o 3: ciò significa che presentava adiposità in eccesso, fattori di rischio metabolico e/o evidenze di malattia cardiovascolare subclinica. Nessun partecipante era allo stadio 4.
Il dato centrale non è una diagnosi di futura malattia, ma l’associazione tra un profilo CKM meno favorevole e alterazioni arteriose già rilevabili nei primi anni dell’età adulta.
I ricercatori hanno utilizzato ecografie delle carotidi, le grandi arterie del collo che portano sangue al cervello. Negli stadi CKM più avanzati hanno osservato pareti carotidee più spesse, considerate un indicatore iniziale di aterosclerosi.
Due strumenti offrono letture complementari della salute
Oltre allo stadio CKM, gli studiosi hanno calcolato il punteggio Life’s Essential 8 dell’AHA. Il quadro considera otto componenti: alimentazione, attività fisica, assenza di consumo di tabacco, sonno, peso, colesterolo, glicemia e pressione arteriosa. I partecipanti con una sindrome CKM più avanzata tendevano ad avere punteggi peggiori anche secondo questo sistema.
Donald Lloyd-Jones, cardiologo del Boston Medical Center ed esperto volontario dell’AHA, ha spiegato che i due metodi possono essere complementari per riconoscere, prima dei 30 anni, profili associati a lesione arteriosa e a un possibile rischio cardiovascolare futuro più elevato.
Le equazioni PREVENT, indicate nelle linee guida statunitensi per stimare il rischio di eventi cardiovascolari a 10 e 30 anni, sono state sviluppate e validate per persone tra 30 e 79 anni. Non erano quindi applicabili al campione dello studio. Per i ventenni, questo significa che stadio CKM e Life’s Essential 8 possono descrivere la salute attuale, ma non sostituiscono una previsione individuale validata degli eventi futuri.
I risultati non provano che la CKM causi il danno
La ricerca è trasversale: dati metabolici, cardiovascolari e arteriosi sono stati valutati senza seguire nel tempo lo sviluppo delle patologie. Può quindi identificare un’associazione, non stabilire se gli stadi CKM più avanzati abbiano causato l’ispessimento delle carotidi.
Tra gli altri limiti, gli autori segnalano la valutazione simultanea di più esiti e l’uso di informazioni autodichiarate per alcuni comportamenti sanitari. Inoltre, il campione comprendeva intenzionalmente molte persone provenienti da contesti svantaggiati.
I risultati non possono essere estesi automaticamente a tutti i giovani adulti, compresi quelli italiani: serviranno studi longitudinali per verificare il legame con il rischio cardiovascolare negli anni successivi.
La ricerca, intitolata Association between Cardiovascular-Kidney-Metabolic Health and Early Arterial Injury in Young Adults in the United States, fa parte dello studio FF-CHAYA. Il suo rilievo pratico sta nell’indicare che i fattori cardiaci, renali e metabolici possono essere valutati come componenti connesse già nella giovane età adulta, prima che una malattia cardiovascolare diventi clinicamente evidente.
Secondo voi, i controlli cardiovascolari nei giovani adulti dovrebbero considerare insieme indicatori metabolici, renali e stili di vita?






























