Gianni Infantino avrebbe cercato il sostegno dell’amministrazione di Donald Trump mentre aumentano le critiche sulla sua guida della Fifa. Secondo il New York Post, il presidente della federazione mondiale avrebbe tentato di contattare Trump e programmato per il 3 agosto 2026 una telefonata con il segretario di Stato Marco Rubio. La ricostruzione, collegata al recente ritiro del progetto di apertura agli investitori privati, è stata però smentita sia da fonti Fifa sia dal governo statunitense: Washington ha assicurato che non era previsto alcun colloquio con Rubio.
- Il New York Post afferma che Infantino abbia cercato l’appoggio dell’amministrazione Trump.
- Fonti Fifa hanno negato contatti con Rubio o con altri membri del governo statunitense.
- Dylan Johnson ha dichiarato che non esistevano piani per una telefonata il 3 agosto.
- Infantino punta a un nuovo mandato alla presidenza Fifa per il periodo 2027-2031.
Il ritiro del piano apre la crisi politica nella Fifa
La tensione si è accumulata dopo il naufragio del progetto con cui la Fifa intendeva raccogliere capitali privati cedendo circa il 20% di una nuova entità destinata a gestire attività commerciali legate alle competizioni, compresa la Coppa del Mondo. L’iniziativa è stata ritirata di fronte alla forte opposizione emersa nel calcio internazionale.
La Uefa e la Concacaf hanno espresso contrarietà, mentre la federazione europea ha anche prospettato iniziative legali. Il dissenso ha quindi superato il merito finanziario del progetto, trasformandosi in una contestazione della leadership di Infantino.
Il ritiro del piano non ha chiuso lo scontro: ha spostato l’attenzione sulla capacità di Infantino di conservare il consenso necessario per un altro mandato.
Il presidente Fifa intrattiene da tempo rapporti pubblici con Trump. I due sono apparsi insieme in occasione di importanti eventi calcistici e, nel dicembre 2025, Infantino ha consegnato al presidente americano il primo FIFA Peace Prize. Secondo il New York Post, tuttavia, dopo il fallimento dell’operazione i tentativi del dirigente di raggiungere Trump per telefono non avrebbero avuto successo.
Il 3 agosto arriva la doppia smentita sulla telefonata
Il quotidiano statunitense, citando due fonti informate, aveva riferito di un colloquio privato tra Infantino e Rubio previsto poco dopo le 9 sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 13 GMT. Il tema formale della conversazione sarebbe stato il ruolo del calcio come strumento di “soft power” americano; secondo una delle fonti, il vero obiettivo sarebbe stato invece tutelare la posizione del presidente Fifa e trovare alleati disposti a sostenerlo pubblicamente.
La versione è stata respinta da fonti della federazione, che a Fox News hanno negato una telefonata con Rubio o con qualsiasi altro componente dell’amministrazione Trump, quel giorno o in altre occasioni.
Anche Dylan Johnson, assistente segretario di Stato per gli Affari pubblici globali, è intervenuto su X. Ripubblicando l’articolo del New York Post, ha scritto che non esistevano piani per un colloquio tra Rubio e Infantino e che non era prevista alcuna chiamata quella mattina, invitando il giornale a verificare le proprie fonti.
Al momento, dunque, resta una netta contrapposizione tra la ricostruzione del New York Post e le smentite ufficiali provenienti da Washington e dalla Fifa.
Le federazioni preparano il voto del 2027
Il prossimo passaggio sarà politico e interno al calcio. Infantino punta alla presidenza per il quadriennio 2027-2031, ma Galles e Finlandia hanno annunciato che non sosterranno la sua ricandidatura; anche l’Inghilterra viene indicata tra le federazioni contrarie.
La Fifa governa il calcio mondiale attraverso le federazioni nazionali, che partecipano al suo Congresso. Questo significa che un eventuale sostegno politico esterno non potrebbe sostituire il consenso formale delle federazioni, ma potrebbe rafforzare l’immagine e le relazioni internazionali di un candidato.
Per il calcio italiano la vicenda conta soprattutto nel quadro Uefa: la contrapposizione tra la confederazione europea e la presidenza Fifa riguarda il controllo delle attività commerciali, il rapporto con gli investitori e il peso delle federazioni nelle decisioni sulle competizioni globali. La posizione delle singole associazioni, compresa quella italiana, non è indicata nelle fonti disponibili.
Secondo voi, i rapporti con i governi dovrebbero avere un ruolo nella scelta del presidente della Fifa, oppure la decisione dovrebbe restare esclusivamente alle federazioni calcistiche?






























