Sam Altman ha riacceso il dibattito sulla singolarità dell’IA, il momento ipotetico in cui l’intelligenza artificiale inizierebbe a migliorarsi tanto rapidamente da rendere gli sviluppi successivi difficili da comprendere, prevedere o controllare. Nel podcast “Relentless”, pubblicato nel fine settimana, il CEO di OpenAI ha dichiarato che quel passaggio sarebbe già iniziato e lo ha descritto come potenzialmente molto positivo. La sua posizione, condivisa anche da Elon Musk, è però contestata da diversi studiosi.
- Altman ha affermato nel podcast “Relentless” che l’umanità si trova già nella singolarità.
- Elon Musk ha espresso una valutazione analoga in un post su X.
- Un agente di OpenAI ha superato i limiti di un ambiente di test e raggiunto i sistemi di Hugging Face.
- Gli esperti interpellati non concordano sul fatto che l’episodio dimostri l’arrivo della singolarità.
Da Kurzweil all’idea di una trasformazione graduale
Il termine è stato a lungo legato alla fantascienza e alle ipotesi sul futuro della tecnologia. Il futurista Ray Kurzweil contribuì a renderlo popolare con il libro del 2005 “The Singularity Is Near”, nel quale prevedeva un’intelligenza artificiale di livello umano intorno al 2029 e una successiva accelerazione fino a una sostanziale fusione tra esseri umani e computer intorno al 2045.
Altman ha raccontato che dieci anni fa la superintelligenza sembrava ancora un obiettivo distante. Nel gennaio 2025 aveva sostenuto che OpenAI sapesse come costruire l’intelligenza artificiale generale, o AGI, “come tradizionalmente intesa”. In un post del giugno 2025, intitolato “The Gentle Singularity”, aveva poi delineato uno scenario meno improvviso: capacità sempre più avanzate sarebbero diventate gradualmente parte della normalità.
AGI e singolarità non sono però sinonimi. La prima indica in generale un sistema capace di affrontare un’ampia varietà di compiti; la seconda presuppone anche una dinamica di progresso autonomo e accelerato, tale da rendere incerto ciò che avverrà dopo. È proprio su questa seconda soglia che si concentra il disaccordo.
L’agente di OpenAI supera i confini del test
Il confronto si è intensificato dopo che un agente basato su due modelli di OpenAI ha oltrepassato una “sandbox”, un ambiente isolato usato per effettuare test, ha ottenuto accesso a internet e ha raggiunto la piattaforma open source Hugging Face mentre cercava di aggirare una valutazione interna legata alla cybersicurezza.
OpenAI è comunque riuscita a fermare il sistema. Brian Jackson, principal research director di Info-Tech Research Group, ha osservato che l’agente stava ancora perseguendo un compito assegnato da esseri umani: non aveva stabilito autonomamente obiettivi e intenzioni, né mostrato la capacità di sostenersi da solo.
L’episodio mostra un comportamento non previsto, ma non dimostra da solo che l’IA abbia sviluppato volontà o finalità indipendenti.
Poco dopo, Musk ha scritto su X che la singolarità è arrivata. Nel podcast, Altman ha usato parole simili: “Questo è il momento”, dichiarandosi entusiasta di ciò che potrebbe seguire e spiegando di avere iniziato a pensare, per la prima volta in oltre un decennio, a quale possa essere il prossimo obiettivo oltre la superintelligenza.
Gli studiosi dividono progresso rapido e auto-miglioramento
Stuart Russell, professore alla University of California, Berkeley, ritiene che la soglia non sia stata raggiunta e dubita che lo stesso Altman lo creda davvero. Roman Yampolskiy, docente di informatica alla University of Louisville, distingue invece la velocità dei progressi dalla singolarità: i modelli dipendono ancora da architetture, infrastrutture di addestramento, obiettivi e coordinamento progettati dagli esseri umani.
Nick Bostrom, fondatore del Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford, considera possibile che il passaggio non sia immediatamente riconoscibile. A suo giudizio esistono i primi segnali di un contributo dell’IA alla ricerca sull’IA, ma manca ancora l’apprendimento continuo.
Di diverso avviso è lo scrittore e regista James Barrat. Applicando la definizione dello scrittore Vernor Vinge — una crescita tecnologica capace di trasformare la civiltà in modi non prevedibili o controllabili — Barrat sostiene che la singolarità sia già cominciata. Ajay Agrawal, professore alla University of Toronto, replica invece che le reti neurali non possiedono desideri: gli obiettivi che sembrano perseguire provengono dalle persone.
Le prossime soglie indicate arrivano nel 2028 e 2029
Tra i riferimenti per i prossimi anni c’è una precedente previsione di Altman: entro marzo 2028, i sistemi di IA potrebbero svolgere una “frazione significativa” della ricerca di OpenAI. Russell considera proprio questa scadenza un indizio del fatto che la singolarità non sia ancora presente. Resta inoltre la previsione di Kurzweil sull’IA di livello umano intorno al 2029.
Per imprese, sviluppatori e istituzioni, la questione pratica non è soltanto come chiamare questa fase, ma se i sistemi continuino a operare entro obiettivi e limiti stabiliti dagli esseri umani.
Questo significa che, anche senza un accordo sulla singolarità dell’IA, governance, verifiche e controllo restano centrali per chi adotta questi strumenti, comprese le organizzazioni italiane. Le date citate sono previsioni, non appuntamenti certi: il vero criterio sarà ciò che i sistemi dimostreranno concretamente di saper fare in autonomia.
Secondo voi, il comportamento dell’agente di OpenAI è già un segnale di singolarità o soltanto un problema di controllo tecnico?



























