Quattro antagonisti stranieri sono stati fermati e 436 persone sono state identificate dopo gli scontri No Tav di sabato nei cantieri della Torino-Lione in Val di Susa. Le posizioni dei fermati, ritenuti probabilmente vicini al cosiddetto Blocco Nero, restano al vaglio degli inquirenti e le accuse individuali non sono ancora note. La Procura di Torino procede al momento ipotizzando il reato di devastazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno intanto visitato la zona, mentre sono stati rafforzati i controlli sulle strade della valle.
- La polizia ha fermato quattro antagonisti stranieri e identificato 436 persone.
- Negli scontri sono rimasti feriti 126 tra poliziotti, carabinieri e militari della Guardia di finanza.
- Telt stima un milione di euro di danni nel solo cantiere di Chiomonte.
- La Procura di Torino ipotizza il reato di devastazione, ma le accuse ai singoli fermati non sono ancora note.
L’inchiesta punta a ricostruire le responsabilità individuali
Le indagini sono coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri. Tra le persone identificate figurano soggetti provenienti da Francia, Germania e Belgio; secondo un’altra ricostruzione, al cantiere di Chiomonte erano presenti anche attivisti e antagonisti arrivati da Spagna e Regno Unito.
Gli investigatori hanno sequestrato bottiglie molotov, materiale esplosivo, ordigni artigianali, maschere antigas, caschi e passamontagna. L’obiettivo indicato nelle prime ore dell’inchiesta era procedere alle identificazioni entro il termine tecnico previsto per l’arresto in flagranza differita.
Il passaggio decisivo, ora, è distinguere la partecipazione alla manifestazione dalle singole condotte violente: essere identificati non significa automaticamente essere accusati di un reato.
Per i quattro stranieri fermati vale la stessa cautela. Le fonti li indicano come probabili appartenenti al Blocco Nero, ma la loro posizione giuridica deve ancora essere definita e gli inquirenti potranno valutare eventuali contestazioni individuali sulla base degli elementi raccolti.
A Chiomonte la stima dei danni raggiunge un milione
Il bilancio più pesante riguarda Chiomonte, anche se gli attacchi hanno interessato pure i cantieri di Salbertrand, Susa nella frazione Traduerivi e San Didero. Telt, la società italo-francese incaricata della realizzazione e della gestione della Torino-Lione, ha stimato in un milione di euro i danni nel solo sito di Chiomonte.
Secondo la società, sono stati distrutti gli uffici dell’impresa, due piani di container con le relative dotazioni, un magazzino, un’officina, un hangar con attrezzature, l’impianto di videosorveglianza, veicoli di cantiere, recinzioni e il centro visitatori. Alcune bombole di acetilene sono esplose dopo l’allontanamento delle persone presenti.
Al momento dell’assalto nel cantiere si trovavano una decina di operai, portati fuori dall’area e messi in salvo. Restano da valutare i tempi necessari per rimuovere i detriti e ripristinare gli spazi di lavoro e i servizi in galleria.
Il bilancio comprende 126 feriti tra polizia, carabinieri e Guardia di finanza, oltre ai danni materiali documentati nel cantiere.
Meloni e Piantedosi portano il caso sul piano politico
Meloni e Piantedosi hanno raggiunto la Val di Susa insieme ai vertici responsabili dell’ordine pubblico: il capo della polizia Vittorio Pisani, il questore di Torino Massimo Gambino e il prefetto Donato Cafagna. La presidente del Consiglio ha definito quanto accaduto «violenza organizzata, premeditata», aggiungendo che lo Stato farà il possibile per portare i responsabili davanti alla giustizia.
Piantedosi ha parlato di una «internazionale della violenza» e ha invitato le forze democratiche a prendere le distanze, ribadendo che colpire chi indossa una divisa equivale ad attaccare lo Stato. Anche il vicepremier Antonio Tajani ha sostenuto che l’Italia sia diventata bersaglio di una rete di attivisti violenti provenienti da diversi Paesi europei.
Queste valutazioni rappresentano la lettura politica del governo, mentre l’eventuale esistenza di collegamenti organizzati internazionali dovrà essere verificata dalle indagini. In termini pratici, il caso No Tav non riguarda quindi soltanto la gestione dell’ordine pubblico: apre anche una verifica giudiziaria sulle condotte personali e sull’eventuale coordinamento tra gruppi.
Il movimento No Tav, dal canto suo, ha descritto la mobilitazione come una «grande giornata di lotta per la Val di Susa». Nelle aree vicine al campeggio del Festival dell’Alta Felicità erano ancora presenti circa un migliaio di persone, mentre i controlli delle forze dell’ordine interessavano l’intera rete stradale locale.
Secondo voi, come si può tutelare il diritto alla protesta separandolo con chiarezza dalle azioni violente nei cantieri?



























